Sanremo Scordati: Kim & the Cadillacs

Pubblicato: Sabato, 24 Gennaio 2015

di Pasquale Caputi

C’è chi lo ama, c’è chi lo odia e c’è chi dice che non gliene importa un fico secco, eppure tutti, con l’approssimarsi di febbraio, volenti o nolenti, cominciamo a parlare di Sanremo, e poi, inevitabilmente, o con gran gioia o con la molletta al naso o con un poco di sforzo, lo vediamo, non fosse altro per poterne parlare male.

Quest’anno siamo giunti alla 65esima edizione. Il solo pensare a quanti cantanti hanno gorgheggiato su quel palco, a quante canzoni sono state lanciate da quel palco, a quante vallette sono inciampate su quel palco ci provoca un atroce giramento di testa, un insopportabile senso di vastità, e ci rendiamo conto che non siamo altro che delle piccolissime particelle in un universo infinito.

Però che bello Sanremo, i Sanremo di Superpippo Baudo, che si lanciava al salvataggio di disperati che minacciavano di buttarsi dalla galleria del teatro Ariston, i Sanremo di Mike Buongiorno, che arrivava a fine serata ormai dormiente, a quelli ultimi di Fazio, colti e raffinati, con le scenografie rubate al cantiere sotto casa, insomma ce n’è per tutti i gusti.

E poi i cantanti, non dimentichiamoci dei cantanti. Praticamente ci sono andati tutti, tantissimi sono partiti da lì e tanti altri lì hanno praticamente vissuto. L’elenco è davvero lunghissimo, Claudio Villa, Domenico Modugno, Celentano, e poi Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Zucchero, Laura Pausini, Enrico Ruggeri e ancora Nicola di Bari, Toto Cutugno, I Ricchi e Poveri, Albano e Romina, insomma i pilastri della musica leggera italiana e si potrebbe continuare per ore ma ci fermiamo qui non senza aver prima citato i cantanti di casa nostra, il compianto Mango e la giunonica Arisa.

Ma in questa sezione non è di loro che vogliamo parlare e nemmeno della storia del Festival (a cui i centomila “talent” fanno letteralmente un baffo) ma vogliamo ricordare invece quei cantanti che, nonostante Sanremo, non ce l’hanno fatta, di cui si è persa ogni traccia, tristemente obliati subito dopo i cinque minuti di gloria televisiva o dopo l’effimero successo di una canzone. E’ a loro che vogliamo dedicare questa sezione, riascoltarne le canzoni, rivedere le loro performance e magari considerare che, nonostante tutto, forse, non erano poi così male.

Iniziamo il nostro percorso tra i dimenticati di Sanremo con un gruppo: i Kim & the Cadillacs. Naturalmente “Kim” (Brown) era il cantante e “the Cadillacs” il resto della band, nome ispirato a un loro successo musicale del 1964, quando ancora si chiamavano The Renegades, intitolato appunto Cadillac.

Si trattava di un gruppo rock inglese che aveva riportato in auge canzoni anni ’50 e ’60 (come O Carol e Blu Moon) e anche i loro successi si ispiravano a un rock tipico di quegli anni, in un perfetto stile Happy Days. Tra i loro dischi più venduti ricordiamo Rock and Roll Medley (1976) Gerry & the Pipkins (1978), Stop (1979).

A Sanremo presentarono un brano assolutamente improbabile per dei capelloni rockettari come loro. Infatti tutti si aspettavano un pezzo rock da far venire giù l’Ariston, invece cominciarono a stripellare e a cantare una canzone al valium, per di più in italiano con un accento inglese alla “stanlio e ollio”, insomma una cosa che “non si poteva sentire”. Il titolo del capolavoro? C’era un’atmosfera, che oggi riproponiamo in tutta la sua verve.

Prima di lasciarvi ascoltare questa perla della musica leggera anglo-italiana, aggiungiamo solo due cose: era il Sanremo del 1979, di quell’edizione soltanto gli storici del festival ne ricordano le canzoni, basti pensare che i Kim & the Cadillacs si piazzarono all’ottavo posto (tanto per fare un paragone Zucchero con “Donne” si classificò 21esimo nell’edizione del 1985 e Vasco Rossi, con “Vita spericolata”, 25esimo nel 1983) .
Voi direte: “Non è possibile!!”, ma la cosa non vi sorprenderà più se si considera che quell’anno vinse un tale Mino Vergnaghi con “Amare”, secondo Enzo Carella con “Barbara” e terzi i Camaleonti con “Quell’attimo in più” e sfido chiunque a fischiettare il motivo di una qualsiasi di queste tre canzoni.

 

Chiudiamo purtroppo con una nota triste, Kim Brown, il biondo cantante del gruppo, si è spento a Helsinki l’11 ottobre del 2011 a seguito di un’incurabile malattia, aveva 66 anni.

Kim & The Cadillacs - C'era un'atmosfera

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