La Porta Santa africana

Creato: Domenica, 29 Novembre 2015 Pubblicato: Domenica, 29 Novembre 2015

di Antonio Savino
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Papa Francesco lascia l’Uganda e arriva nella Repubblica Centrafricana, terza e ultima tappa del suo viaggio in Africa, dov’è previsto nel pomeriggio un anticipo dell’Anno Santo della Misericordia: per la prima volta nella storia della Chiesa un Pontefice aprirà la prima Porta Santa di un Giubileo non a Roma, nella Basilica di San Pietro, ma a Bangui, in una periferia del mondo. «È tutto confermato! Quella in Centrafrica sarà la terza bellissima tappa del viaggio» ha detto ieri sera ai giornalisti padre Federico Lombardi, assicurando ancora una volta il regolare svolgimento del programma, messo in forse nelle indiscrezioni mediatiche ma non dall’entourage papale.

 

Francesco vuole essere presente in questo Paese ancora attraversato da conflitti e intende dare inizio lì - anche se soltanto per la diocesi locale - al Giubileo della Misericordia. È la prima volta per lui in un territorio dove sono ancora in corso scontri. L’arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga, intervistato da Tv2000, ha detto che l’apertura della Porta Santa «sarà un nuovo inizio per la Repubblica Centrafricana. Noi abbiamo tanto sofferto con tribolazioni, esitazioni, dubbi, massacri e con tutto quello che ci ha diviso. Papa Francesco viene per aprire il nostro cuore alla tenerezza, alla misericordia, alla riconciliazione. È un modo per dirci: è tempo di perdonarci, è tempo di ricostruire il nostro Paese». Parole che descrivono la situazione di un Paese di tradizione coloniale francese, piombato nel caos dopo il golpe dei miliziani musulmani Seleka che ha spodestato il generale François Bozizé. Ai Seleka si sono contrapposti i miliziani anti-Balaka (il nome significa «anti-macete»).

Dopo la breve presidenza dell’ex comandante di Seleka, Michel Djotodia, ora il Paese è guidato da un governo di transizione, presieduto da Catherine Samba-Panza. Le elezioni per la nuova costituzione e la designazione del nuovo presidente si terranno a dicembre e in gennaio. Nelle ultime settimane si sono verificati scontri con morti attorno al quartiere musulmano «Km 5», dove si trova la moschea che il Papa visiterà lunedì mattina. Negli ultimi giorni la situazione è tornata abbastanza tranquilla, dopo l’arrivo di 300 Caschi Blu dell’Onu provenienti da altri Paesi africani. Gli stessi abitanti di diversi quartieri della capitale si sono organizzati per aiutare i Caschi Blu e la polizia locale nel mantenimento dell’ordine e della sicurezza. I musulmani attendono il Pontefice.

Il presidente delle Comunità islamiche centrafricane, l’imam Oumar Kobine Layama ha definito i miliziani Selekà dei «ribelli, non dei credenti», perché con il loro comportamento «hanno distrutto la coesione sociale e non hanno messo in pratica la loro fede». L’ultima giornata di Francesco in Uganda è stata intensissima: la mattina una visita al santuario-museo dei martiri anglicani di Namugongo, quindi la messa con 300 mila persone presso il vicino santuario dove si celebrano i martiri cattolici uccisi nella stessa occasione. E nel pomeriggio gli incontri con 150 mila giovani e con i religiosi. «Il Papa è uno che unisce», spiega alla Stampa il giornalista radiofonico ugandese Denis Kato. Bergoglio spera di contribuire alla pace e all’unità anche in Centrafrica.

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