Schengen che brutta fine

Creato: Martedì, 26 Gennaio 2016 Pubblicato: Martedì, 26 Gennaio 2016

di Antonio Savino
(Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Che brutta fine! I sei Paesi che già hanno reintrodotto i controlli alle frontiere interne dell’Unione europea hanno chiesto alla Commissione di avviare la procedura per prolungare il termine a partire da maggio. Non sono soli, c’è consenso e altri potrebbero seguire.

Così, se l’Ue non riuscirà a mettere presto sotto controllo i flussi migratori dei disperati in fuga dalle guerre, Austria, Germania, Danimarca, Francia, Svezia e Norvegia potranno sospendere la libera circolazione dei cittadini nello spazio un tempo senza frontiere sino a un massimo di due anni. Di fatto, si disegnerebbe una mappa mai vista. Non è andata bene. «Schengen è sull’orlo del tracollo», ha confessato alla fine della prima giornata del vertice informale dei ministri degli Interni Ue l’austriaca Johanna Mickl-Leitner. «Dico quello che pensano gli altri», ha assicurato. La presidenza olandese ha convocato la riunione straordinaria di Amsterdam per provare a dare un contenuto politico alle tante proposte sul tavolo, dalla redistribuzione ad un puntuale sistema di identificazioni di chi arriva.

|Per l’Italia l’incubo si chiama Balcani: «Se tutti chiudono 400 mila in arrivo»|

Nove ore di colloqui hanno offerto una sola certezza, quella che fra quattro mesi Berlino e Viennapotranno essere le prime capitali a sospendersi dal prodigio della libera circolazione. I Ventotto hanno così definito un rimedio parziale per un male che non riescono a curare e che non si esaurirà certo alzando barriere. Chi scappa dall’orrore continuerà a cercare una via verso la speranza. Con o senza muri. I rischi del fallimento sono concreti. «C’è piena intesa fra tutti sull’esigenza di salvare Schengen», prova a dire il commissario Ue agli Interni, Dimitris Avramopoulos.

A parole è certamente così, però i fatti dicono altro, spiegano che la redistribuzione dei rifugiati non funziona (414 su 160 mila da settembre) e che i meccanismi di controllo e accoglienza sono inadeguati. «La Grecia deve fare i compiti», attacca il tedesco Thomas de Maiziere, ingaggiando un scontro con Atene che sa di «deja vu». I ministri hanno anche discusso la possibilità di utilizzare Frontex alla frontiera meridionale della Macedonia, ipotesi che irrita il governo ellenico («Illegale»), senza contare che è un Paese di cui non riconoscono neanche il nome.

Gli stessi olandesi, presidenti di turno dell’Ue, ripetono che attuare gli impegni è la chiave del problema. Si riferiscono alla ridistribuzione che non parte e al rafforzamento dei controlli all’ingresso che avanza a rilento. Avramopoulos prova a prender tempo. «Da quando funzioneranno gli hotspot nessuno avrà più scuse per non riallocare i migranti», assicura il greco. Il che riporta i riflettori su Atene e Roma, sui cui la pressione continua ad essere massiccia.

Ci vorrebbe la solidarietà e la cooperazione, la Guardia costiera e di frontiera comune che la presidenza olandese vorrebbe chiudere entro giugno, ma che pare ironicamente in alto mare. «Il tempo sta finendo», concede Avramopoulos. Con sei o più Paesi blindati grazie all’articolo 26 degli accordi di libera circolazione (pensato nel 2011 per comporre il litigio fra Berlusconi e Sarkozy) trema l’Europa e trema l’Italia che, quest’estate, potrebbe diventare la destinazione più richiesta dai rifugiati ormai privi di scelta.

Murales

Comics

TerradiBasilicata TV

 
Terra di Basilicata - Dir. Resp. Antonio Savino - Aut. Trib. Potenza 357/08 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Policy & Privacy