Una Scuola (da) 2.0

Pubblicato: Giovedì, 19 Gennaio 2017

di Donato Sabina

Tra le frontiere ancora inesplorate del reality televisivo, nessuno aveva ancora pensato alla Scuola. Lo ha fatto RaiDue con la trasmissione (o esperimento sociale) “Il Collegio”, in onda dal 2 al 23 gennaio. Diciotto ragazzi tra i 14 e 17 anni hanno trascorso un mese in un vero Collegio (Collegio Convitto di Celana, a Caprino Bergamasco) seguendo un esperienza educativa diversa da quella odierna. Niente Smartphone, TV, Computer ma regole rigide e studio severo. Niente piercing o shatoush ma tatuaggi coperti e divise da collegiali uguali per tutti. Alla faccia della Scuola 2.0!!

Viene da pensare alla querelle che ormai dura da anni, tra gli apocalittici sostenitori ad oltranza della didattica tradizionale e gli integrati fautori delle nuove tecnologie dell’insegnamento. La posizione degli ultimi Governi al riguardo, propende decisamente per la seconda tesi: dalle famose tUna Scuola (da) 2.0

Tra le frontiere ancora inesplorate del reality televisivo, nessuno aveva ancora pensato alla Scuola. Lo ha fatto RaiDue con la trasmissione (o esperimento sociale) “Il Collegio”, in onda dal 2 al 23 gennaio.

Diciotto ragazzi tra i 14 e 17 anni hanno trascorso un mese in un vero Collegio (Collegio Convitto di Celana, a Caprino Bergamasco) seguendo un esperienza educativa diversa da quella odierna. Niente Smartphone, TV, Computer ma regole rigide e studio severo. Niente piercing o shatoush ma tatuaggi coperti e divise da collegiali uguali per tutti. Alla faccia della Scuola 2.0!!

Viene da pensare alla querelle che ormai dura da anni, tra gli apocalittici sostenitori ad oltranza della didattica tradizionale e gli integrati fautori delle nuove tecnologie dell’insegnamento. La posizione degli ultimi Governi al riguardo, propende decisamente per la seconda tesi: dalle famose tre I (Inglese, Informatica, Impresa) della Moratti al “tecno-giovanilismo” del recente Matteo Renzi. Nello specifico la legge 107 del 2015, quella della Buona Scuola (in fase di attuazione, ricordiamolo) ne ha anche per le nuove tecnologie (commi 56-59). <<Al fine di sviluppare e migliorare le competenze digitali degli studenti e rendere la tecnologia digitale uno strumento didattico di costruzione di competenze in generale>> il MIUR adotta il Piano Nazionale per la Scuola Digitale, un corposo documento (140 pagine) che aggiorna e prosegue le azioni già realizzate a partire dal 2008: LIM, Scuol@ 2.0, Cl@ssi 2.0. Progetti che, in poche parole, intendono dotare le scuole di lavagne multimediali, tablet, ebook e software mandando in soffitta il cartaceo.

Ma, oltre a fare la gioia di aziende produttrici di contenuti o strumenti digitali, siamo veramente sicuri che tutta questa tecnologia migliori l’apprendimento? A sentire l’Europa (come abitualmente facciamo) decisamente no. L’OCSE, più precisamente, con uno studio del 2012, ha rilevato come gli studenti che usano in modo eccessivo PC, tablet e smartphone, hanno lacune in diverse materie. Vabbè, meglio sentire il mondo del lavoro allora. Ma le cose non vanno meglio perché l’annuale studio di Unioncamere (“Il lavoro dopo gli studi”, pubblicato a dicembre) rileva che le imprese nel 2016, hanno chiesto competenze digitali nell’assumere diplomati solo nel 15,4% dei casi. Molto più richieste invece le competenze trasversali: saper leggere, scrivere e lavorare in gruppo. Un buon vecchio libro piuttosto che un tablet. Leggere libri, scrivere testi (magari ripristinando la vecchia “calligrafia”), discutere e parlare in classe. Tutto questo aiuterebbe la Scuola a sviluppare quella “criticità” che le nuove tecnologie stanno appiattendo e che manca al Piano Nazionale per la Scuola Digitale.

Non farebbe male quindi ai nostri Ministri dell’Istruzione tornare…in Collegio!

 

 

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