“Arrivano i Prof”. Al cinema l'esilarante commedia di Ivan Silvestrini

Pubblicato: Mercoledì, 02 Maggio 2018

di Stefania Lauria

In un momento di profondo malessere per la scuola italiana, dettato da interventi inefficaci e da incresciosi episodi che sempre più spesso si ergono, prepotentemente, a protagonisti della cronaca nazionale, ci pensa il cinema a portarci di nuovo tra i banchi di scuola ma per far sorridere. 

E’ uscito ieri nelle sale “ Arrivano i Prof” , esilarante commedia di Ivan Silvestrini, remake della fortunata commedia francesce,dal titolo “ Les Profs”.

L’originale operazione è quella di porre al centro della vicenda, non solo gli alunni, come spesso ci capita di vedere al cinema, ma anche i professori. La storia è quella  dello sfortunato preside del Liceo Manzoni che si trova a gestire una questione molto delicata: trovare una soluzione valida per scongiurare, a causa dell’alto numero di bocciati, che la scuola venga chiusa. Gli viene così suggerito dal provveditore di reclutare i “peggiori” insegnanti d’Italia ( individuati dall’algoritmo del ministero) nella speranza che riescano lì dove tutti gli altri hanno fallito. Il loro obiettivo sarà far in modo da avere almeno il 50% dei promossi. 

Il corpo docente si rinnova con sette insegnanti tanto maldestri quanto appassionati disposti a tutto pur di onorare la missione alla quale sono stati chiamati, al cospetto di alunni increduli per il loro grottesco e insolito modus operandi. 

I “magnifici sette” sono: il prof. di matematica, Locuratolo (Claudio Bisio);di storia,Cioncoloni (Lino Guanciale); Chimica, Fanfulla (Maurizio Nichetti); Inglese, Melis (Maria di Biase); Italiano, Venturi(Shalana Santana);ed. Fisica, Golia (Alessio Sakara); Filosofia,Maurizi (Pietro Ragusa) . Tra gli alunni il rapper Rocco Hunt. 

Si passa così dalla travolgente simpatia di Bisio, che con il suo personalissimo metodo didattico riesce, dopo una più che comprensibile diffidenza da parte degli studenti, ad insegnargli molto di più di quanto fossero riusciti a fare gli altri; alla timidezza di Cioncoloni, tale da compromettergli, almeno fino al momento in cui viene chiamato, un reale inserimento nella scuola. Bravo,Guanciale,a cogliere tutte le ansie, i timori di chi in cattedra sale per la prima volta. C’è poi il (graditissimo) ritorno sul grande schermo di Maurizio Nichetti alias il prof. Fanfulla, a cui non servono tante parole per comunicare, in modo eccelso, con lo spettatore. Una sorta di scienziato “pazzo” che trova superflua la parola a tutto vantaggio della pratica. Decisamente innovative le lezioni di Inglese con la prof. Melis che usa tecniche educative non proprio ortodosse, generando,all’inizio, il panico tra gli studenti. E ancora il prof.di Filosofia, che parla in modo incomprensibile; la prof.d'italiano che “ gioca” con la sua fisicità per far in modo che i  ragazzi possano ricordare autori e poesie; infine  l’intransigente prof. di educazione fisica. Sette professori con i quali il pubblico familiarizza subito e per i quali inizia a tifare spudoratamente pur non essendo sempre esempi di virtù. 

Simpatici, chiassosi, inesperti e per certi aspetti rivoluzionari, i prof uniranno le loro forze e procederanno,incerti, a ritmo veloce,verso lo scopo finale. Ci riusciranno?

Il rischio è che il clima giocoso, farsesco della commedia possa far fermare lo spettatore alla superficie. L’invito non è solo quello di vedere il film, ma di osservarlo; perché se si va oltre le esilaranti gag dei prof, il film propone, a mio avviso, una riflessione tutt’altro che ironica sul mondo della scuola. E non so quanto, provocatoriamente, credo lanci anche un messaggio. Non sempre sono le competenze a rendere valido un professore  ma al pari di queste è fondamentale la passione che si impiega nella divulgazione del sapere. Non è solo una questione di conoscenze, imprescindibili per un docente ma è altrettanto importante avere la capacità di rendersi interessanti, di stimolare la curiosità nei propri studenti; di avere il coraggio di cambiare le regole se la necessità lo richiede,senza la paura di rimanere imprigionati, schiavi delle “vecchie”norme;magari anche correndo il rischio di apparire completamente inadeguati agli occhi degli altri. Naturalmente il film lo racconta  con le esagerazioni del registro comico a cui appartiene ma non è del tutto folle, a mio avviso,quello che si vede. 

La responsabilità che ha la scuola di formare i cittadini del domani è troppo grande per subire l’eclissi che sta vivendo. Allora occorre una virata, occorre reinventarsi, occorre dare un senso alla scuola, affinchè un alunno non pensi mai che non abbia senso andarci, perché una volta ottenuto il titolo, non c’è spazio nel mondo del lavoro. E in questo gli insegnanti hanno un ruolo chiave; insegnanti che però hanno completamente perso la centralità, il ruolo "guida", di "faro" e con essa forse anche la motivazione, ma che nel film ritrovano e non a caso, secondo me, quel ruolo da "protagonisti" sottrattogli nella quotidianità del mondo reale.

Infine un messaggio rivolto agli studenti: l’invito ad assaporare il più possibile gli anni scolastici, perché sono quelli che rimarranno impressi a vita nella nostra memoria suscitando, nel tempo, i ricordi più dolci.

 



 

 

 

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