I capolavori della Collezione Merlini

Pubblicato: Venerdì, 22 Giugno 2018

Interessante mostra al Museo Fortuny di Venezia

Letizia Patròn 

Enrico Baj: Bambini, 1955, olio e collage su tela  

La Fondazione Civici Musei di Venezia svela, a Palazzo Fortuny, la Collezione Merlini, una tra le maggiori raccolte private d’arte specializzate sul Novecento nazionale. Singole parti della grande Collezione sono già apparse in alcune mostre in anni recenti (nella stessa Venezia a Palazzo Loredan, a Firenze al Museo Marino Marini, a Bologna al Museo Morandi, ecc.), ma questa esposizione ha il merito di proporre la Collezione in modo realmente rappresentativo dei suoi notevolissimi contenuti.

Al Fortuny la Collezione Merlini non potrà essere esposta nella sua integrità, dato che il suo patrimonio supera di gran lunga i 400 pezzi. Ma Daniela Ferretti e Francesco Poli, curatori dell’esposizione, ne offrono una rappresentazione curatoriale di assoluto rilievo. In sintonia con lo spirito del collezionista, in una prospettiva di lettura inedita, determinata anche dalle affascinanti e peculiari caratteristiche degli ambienti del museo. Le principali sezioni attraverso cui è stata scandita la collezione sono le seguenti: Metafisica e Novecento italiano; Realismo sociale e esistenziale; L’Astrattismo geometrico e il MAC; La stanza del collezionista (Wildt, Fontana, Melotti); Le tendenze dell’Informale (Gruppo degli Otto, Spazialismo, Movimento Nucleare, Ultimi Naturalisti); Omaggio a Morlotti; Il gruppo Azimuth e le tele strutturate; la Pittura Analitica.

 

Bertozzi & Casoni: Composizione, 2014, 3 moduli in ceramica  

“Nucleo centrale della Collezione, e della mostra, è proprio “La stanza del Collezionista”. Al Fortuny – sottolinea Mariella Gnani che della collezione è la curatrice– viene riproposto, arredi compresi, uno degli ambienti di casa Merlini, quello che riflette maggiormente le passioni del Collezionista. Che ha voluto riunire, in questa stanza, una sequenza spettacolare di opere di Fontana, accanto alla “Madre” di Wildt, opera che lo scultore tenne per se stesso, e a due capolavori assoluti di Melotti, tra cui Teorema”.

 

A sinistra: Alberto Savinio: Apollo, 1931, tempera su tela - A destra: Fausto Melotti: Senza titolo, 1973, lastra di gesso dipinta a tecnica mista e graffita

Giuseppe Merlini ha iniziato ad acquistare opere d’arte negli anni ‘60/’70, sviluppando – sottolinea Francesco Poli – “il suo interesse da un lato verso i grandi protagonisti ormai storicizzati del ‘900, e dall’altro verso le tendenze del dopoguerra, con un’attenzione costante anche agli sviluppi più attuali. In questo modo il suo progetto si è definito nel tempo come un tentativo riuscito di delineare un percorso (ben meditato e culturalmente fondato) tale da documentare con esempi significativi quasi tutti gli aspetti salienti dell’arte italiana. Ma è importante sottolineare il fatto che non si tratta di un insieme con caratteristiche freddamente documentarie, bensì di scelte di qualità che rispecchiano un gusto individuale e l’interesse particolare per certi artisti, nonché l’esclusione di altri”. “Merlini, ad esempio, si è interessato poco agli artisti della Pop Art, e per nulla alle ricerche sperimentali degli anni ‘60/’70 di area poverista e concettuale. Rimanendo fedele alla sua passione per la pittura ha però concentrato la sua attenzione su un buon numero di esponenti della cosiddetta Pittura Analitica, emersa negli anni’70, tra cui in particolare Olivieri e Vago”.

 

A sinistra: Alberto Burri: Muffa, 1951, acrilico, olio, smalto, bianco di zinco, pietra pomice e vinvil su tela - A destra: Aldo Galli: Composizione, 1955, olio su tavola 

Per Merlini, Poli fa diretto riferimento alla grande tradizione del collezionismo lombardo. Quella che ha portato alla formazione di grandi raccolte come quelle di Jesi, la Mattioli, Piero Feroldi, Carlo Frua De Angeli, Carlo Grassi e Giuseppe Vismara, Piero Boschi – oggi in gran parte confluite in musei pubblici.
“Successivamente, con lo sviluppo sempre più accelerato e allargato del sistema dell’arte (a partire grosso modo dalla fine degli anni Settanta) il comportamento delle nuove generazioni di collezionisti è cambiato assumendo spesso connotazioni più mondane e più dichiaratamente speculative, con lo sguardo maggiormente rivolto alla scena artistica internazionale”, chiosa Francesco Poli.

 

A sinistra: Adolfo Wildt: La concezione, 1921, marmo bianco di Carrara - A destra: Lucio Fontana: Concetto spaziale, 1961, olio, oro e vetri su tela
 

Quello di Giuseppe Merlini rimane invece uno straordinario esempio di “collezionismo vecchio stampo”, essenzialmente improntato alla volontà di contribuire, con entusiasmo e competenza, a formare dei percorsi che, anche se rimangono un patrimonio privato, devono comunque avere come finalità quella di accrescere la circolazione e la conoscenza dell’arte a livello socialmente più allargato. Le oltre 400 opere raccolte da Merlini testimoniano questa visione culturale, mai speculativa. E, insieme, il raffinato gusto del collezionista forgiato anche attraverso attente frequentazioni con musei, gallerie e artisti. Con una scala di attenzione del tutto personale. Come un vero collezionista deve saper fare ed esprimere.

 

Museo Fortuny, Venezia

 

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