L'Affiche, che passione

Pubblicato: Martedì, 18 Dicembre 2018

Una bella scelta di litografie dello Studio Mourlot alla Galerie Bordas di Venezia

Michele De Luca

A sinistra: Fernand Mourlot, Paris 1950 - A destra: Fernand Léger

Il manifesto è un’opera effimera, fragile. La sua durata di vita sui muri delle città, esposta alle intemperie, ai graffiti, agli altri manifesti è solamente di alcuni giorni. E’ forse da questa sua brevissima esistenza che, forse, ne scaturisce il suo valore e il suo fascino.

Sappiamo che Braque e Picasso collezionavano i manifesti di Toulouse-Lautrec e che il grande artista spagnolo si aggirava di notte per le strade per scollare dai muri quelli che di più attraevano la sua attenzione per arricchire la sua collezione. Come si ricorderà, in un suo quadro del 1901, “La chambre bleue”, il manifesto di Lautrec, “May Milton”, disegnato solo sei anni prima, appare sul muro della stanza. “I muri hanno orecchie, hanno anche bocche: i manifesti di Fernand Mourlot (Parigi 1895 – 1988) ci presentano alcune delle loro canzoni, dei loro gridi”: Jean Cocteau così presentava un suo portfolio di manifesti dell’atelier. Ce ne saranno sette in totale, che riuniranno più di trecento manifesti, stampati tra il 1952 e il 1960, di artisti come Picasso, Matisse, Chagall, Braque, Dubuffet, Miró, Marino Marini. Questi album, destinati agli artisti, ai musei e gallerie, ai migliori clienti dell’atelier, vennero tirati in centoventicinque esemplari.

 

Venezia, Galerie Bordas, interno

Una bella e raffinata mostra (fino al 31 gennaio) alla Galerie Bordas di Venezia (San Marco 1994/B, a due passi dal Teatro La Fenice), curata da Hervé Bordas (autore anche del testo di presentazione del catalogo edito dalla stessa Galerie) ci fa riscoprire una pagina davvero interessante della storia dell’affiche, questa vera e propria forma d’arte che si “impone” presso il grande pubblico per il suo impatto visivo e per la sua penetrante forza comunicativa, attraverso una ricca scelta di manifesti stampati nell’atelier di Fernand Mourlot.

 

Lo Studio Mourlot è stata una stamperia commerciale fondato nel 1852 a Parigi dalla famiglia Mourlot conosciuta anche come “Imprimerie Mourlot, Mourlot Freres e atelier Mourlot. Fondata da Francois Mourlot, inizia con la produzione di carta da parati. Successivamente, suo figlio Jules Mourlot allarga l'impresa per dare l'avvio alla produzione di etichette per la società di cioccolato, “Chocolat Poulain”, per registri, mappe e cartoleria. A partire dagli anni venti, il figlio di Jules, Fernand Mourlot, trasforma una parta dello Studio dedicandolo esclusivamente alla stampa d’arte litografica. Uno dei contributi più importanti dello studio Mourlot furono i cartelli d'arte. Con la mostra di Eugène Delacroix nel 1930, la mostra di Daumier e la mostra di Manet ai musei nazionali. francesi, lo studio Mourlot raggiunse la sua popolarità.

 

 

Altra funzione importante della produzione di Mourlot furono le belle arti e litografie a edizione limitata. I primi pittori che crearono litografie con Mourlot furono Vlaminck e Utrillo. Durante il diciannovesimo secolo la litografia godeva di grande popolarità, ma durante la prima parte del XX secolo venne abbandonata dalla maggior parte degli artisti. La litografia, inventata da Aloys Senefelder alla conclusione del XVIII secolo, raggiunse la fama nel 1880 quando venne adottata da artisti come Jules Chéret, Toulouse-Lautrec, Pierre Bonnard e Vuillard. A partire dagli anni trenta, Fernand Mourlot invitò una nuova generazione di artisti a lavorare direttamente sulla pietra, come se creassero un manifesto.

 

A sinistra: Mirò, 1948 - A destra: Braque, 1958

 

Lo studio realizzò due cartelli nel 1937, uno di Bonnard e uno di Matisse, per la mostra “Indépendant di Maitres de l'Art al Petit Palais. Entrambe le opere furono reputate di altissima qualità anche dagli artisti stessi che nominarono Mourlot come il litografo di punta. Inoltre nel 1937, lo studio iniziò una lunga collaborazione con il redattore Tériade, che fondò la rivista d’arte Verve. Dopo la seconda guerra mondiale, Mourlot assistette Matisse, Braque, Bonnard, Rouault e Joan Miró nella creazione delle litografie per importanti riviste. Nel 1945, Pablo Picasso scelse lo studio di Mourlot per il suo ritorno al medium litografico. Creato in un angolo del negozio, lo studio Mourlot si trasformò presto nella sua casa per parecchi mesi l'anno. Fra 1945 e 1969, Picasso creò oltre quattrocento litografie da Mourlot. Questa collaborazione portò innovazione nel processo litografico e diede al lavoro di Picasso una nuova dimensione Mourlot e litografia, dunque, sono due sinonimi. Sotto la direzione di Fernand Mourlot, nella stupefacente “fabbrica di aristocratici”, come diceva Cocteau, di rue de Chabrol, poi rue Barrault alla Butte-aux-Cailles, e a Montparnasse, Picasso, Matisse, Chagall, Miró, Braque, Léger, Giacometti, Villon, Derain, Masson, Matta, Sutherland ecc., hanno arricchito le loro espressioni proprie e l'arte contemporanea di una nuova area di ricerca. Nel 1930 il manifesto della mostra Delacroix è trattato, per la prima volta, come un’opera d’arte. A partire da questo momento gli artisti accetteranno di autorizzare la riproduzione delle loro opere per le mostre e, spesso, essi stessi fecero la maquette e la litografia originale dei loro manifesti.

 

A sinistra: Cocteau, 1957 - A destra: Matisse, 1950

Ha detto Mourlot: “Parlare della collaborazione che esiste, e che deve esistere, tra artisti e litografi, resta una questione delicata; in effetti è una cosa molto importante, primordiale nel loro mestiere; è necessario che la simpatia e una reale comprensione reciproca si manifesti in ogni momento tra l'artista e il suo stampatore”. E ancora: “Ogni artista reagisce davanti alla pietra litografica come davanti alla tela bianca, forse con un po’ di emozione in più poiché deve affrontare tutte le sorprese che gli riservono la matita litografica, l’inchiostro, l’acido, ecc. Non esiste una tecnica, ma tanti atteggiamenti differenti che si possono adottare di volta in volta”.

 

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