Patellani, da Monza verso il mondo

Pubblicato: Sabato, 25 Maggio 2019

All’Arengario di Monza una mostra sul maestro del fotogiornalismo italiano

F.M.

Federico Patellani. A sinistra: Immagine per la copertina di "Tempo" n. 22 del 15-22 giugno 1946 - A destra: Monza, 1948, Moda alla Villa Reale

Una ragazza sorridente che “sbuca” dalla prima pagina del “Corriere della Sera” il giorno della proclamazione della Repubblica, nel giugno 1946. Una foto-icona che racconta la speranza di un Paese che guarda avanti dopo il fascismo e la guerra. L’autore è monzese, Federico Patellani, classe 1911, maestro del fotogiornalismo italiano.

 

A sinistra: Federico Patellani - A destra: Federico Patellani, Stromboli (Messina), 1949.Ingrid Bergman

 

A lui è dedicata la mostra “Federico Patellani. Da Monza verso il mondo”, a cura di Giovanna Calvenzi e Kitti Bolognesi, all’Arengario dal 26 maggio al 28 luglio. Il suo lavoro, commentano il Sindaco e l’Assessore alla Cultura, a oltre quarant’anni dalla sua morte, conserva ancora uno sguardo attuale e testimonia gli sforzi compiuti dagli italiani per la costruzione di un’identità comune, fatta di molti intrecci, sfumature culturali e di costume. La mostra consentirà ai monzesi di scoprire un fotografo eccezionale e, nel contempo, di presentare in Arengario un evento di altissima qualità culturale.

 

Federico Patellani, Monza, 1951.XXII Gran Premio d'Italia all'autodromo

 

Federico Patellani, uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo, è stato il primo fotogiornalista italiano. Già nel 1943 aveva indicato come doveva essere il “giornalista nuova formula”: un giornalista che, oltre a scrivere i testi, sapesse anche realizzare immagini “viventi, attuali, palpitanti”. Patellani si avvicina alla fotografia dopo la laurea in Legge, durante il servizio militare in Africa nel 1935, quando documenta con una Leica le operazioni del Genio Militare italiano.

 

Federico Patellani, Napoli, 1947. Il porto

 

Dal 1939 collabora con il settimanale “Tempo” di Alberto Mondadori che si rifaceva all’esperienza dell’americano “Life” adattato alla realtà italiana. Sensibile e colto narratore, testimone puntuale della società italiana, Patellani (scomparso a Milano nel 1977) racconta senza retorica l’Italia nel dopoguerra, che cerca di dimenticare il passato recente e di ritrovare le proprie radici, ma narra anche la ripresa economica di un Paese che sta cambiando pelle, passando da contadino a industriale, la moda, il costume e la vita culturale.

 

Federico Patellani, Puglia, 1947

 

Le curatrici hanno selezionato dal Fondo conservato presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo, costituito da quasi 700 mila immagini tra stampe originali, negativi, diapositive e provini a contatto, un centinaio di fotografie in bianco e nero che meglio rappresentano le tappe fondamentali della carriera di Patellani dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Sessanta, quando il fotografo si dedicò soprattutto alla fotografia di viaggio.

 

Federico Patellani, Acquapendente (Viterbo), 1945

 

Il percorso espositivo è suddiviso in sezioni che rappresentano i temi più importanti della sua produzione: la distruzione delle città italiane alla fine della Seconda guerra mondiale, la ricostruzione e la ripresa economica, il sud Italia e la Sardegna, la nascita dei concorsi di bellezza e la ripresa del cinema italiano, i ritratti dei più importanti intellettuali del Novecento come Benedetto Croce, Thomas Mann, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Bruno Munari. E grazie all’amicizia con registi e produttori come Carlo Ponti, Mario Soldati, Dino De Laurentiis e Alberto Lattuada, realizza servizi fotografici sui set di importanti film italiani e internazionali e ritrae alcuni tra i volti più noti del cinema: da Totò ad Anna Magnani, da Gina Lollobrigida a Silvana Mangano, da Vittorio De Sica a Luchino Visconti e da Sophia Loren a Roberto Rossellini. Una sezione è dedicata alle fotografie di Monza.

 

Federico Patellani.  A sinistra: Milano, 1953. Operai Alfa Romeo al Portello - A destra: Roma, piazza Navona, 1945

 

Alcune immagini inedite, che raccontano la città, le gite domenicali al Canale Villoresi, il Parco e l’Autodromo negli anni del dopoguerra, eleganti servizi di moda in Villa Reale e l’amico e artista monzese Leonardo Spreafico, ritratto nel suo studio. Infine un omaggio al film di Roberto Rossellini “Stromboli. Terra di Dio”, a quasi settant’anni dalla sua uscita: a fianco degli straordinari ritratti di Ingrid Bergman e del regista, una bacheca con le pagine del servizio pubblicato da “Tempo” nel 1949, che documentano la realizzazione del film, i luoghi e i protagonisti, insieme ai provini delle immagini che raccontano il metodo di lavoro di Patellani.

 

Monza, Arengario  

 

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