Sandro Negri, la meraviglia della natura

Pubblicato: Venerdì, 04 Marzo 2022

La Galleria Sartori di Mantova lo ricorda a dieci anni dalla sua scomparsa

Michele De Luca

Sandro Negri

Nel maggio del 2004 Silvana Editoriale pubblicò una bella monografia dedicata al pittore mantovano Sandro Negri (Virgilio, 1940 – Mantova, 10 agosto 2012), curata da Raffaele De Grada e Claudio Rizzi, che ripercorreva la sua già lunga, intensa e brillante carriera, dalla quale emergeva quanto egli avesse incentrato (con spirito “virgiliano”) la maggior parte della sua instancabile e appassionata ricerca sulla rappresentazione dalla natura, colta sempre con grande stupore e meraviglia, nel suo fascino, nella sua complessità e anche nel suo impenetrabile mistero: il sentimento che animava i suoi quadri – vi si leggeva – rispecchiava “la profonda e intensa partecipazione emotiva dell’artista al mondo della natura, ai suoi ritmi, che da secoli scandiscino l’esistenza umana, e alla religiosità che essa infonde”.

 

 

Pochi mesi prima della sua improvvisa scomparsa gli venne dedicata una importante mostra dal Centro Studi e Ricerche dell’Associazione Postumia che proponeva una più articolata e riflessiva riconsiderazione dell’intera produzione di Negri secondo un progetto ideato dalla curatrice dell’evento, Paola Artoni; veniva per l’occasione riattraversato – scandito in tre nuclei - tutto il suo percorso creativo, partendo dalle sue radici fino agli ultimi approdi (almeno fino a quel momento). Annotava così la curatrice: “La prima sezione è un omaggio alla stagione degli anni Settanta-Ottanta, con una selezione di opere realizzate da Negri a partire dall’osservazioni dei muri stratificati e nei quali è dominante il tono seppiato, una giusta memoria dei dipinti che, in quegli anni, si erano meritati l’apprezzamento e la stima di Dino Villani. La seconda sezione è dedicata a un progetto di studio cromatico, realizzato qualche anno fa e mai presentato al pubblico, ideato come una reiterazione di una sua figura tradizionale (la contadina curva sui campi), secondo le diverse declinazioni delle tavolozza, verso una sintesi sempre più essenziale e di pura luce”. La sala concerti venne suggestivamente allestita con una serie di dipinti risalenti ai primi anni Novanta: sono paesaggi di grande formato e di impatto emotivo fortissimo, popolati da selve di bambù, magniloquenti gelsi dalla statura morale di personaggi epici e cespugli di mimose dalla rigogliosa bellezza.

 

 

Dieci anni fa’, dunque, il Maestro terminava il suo viaggio terreno, e ora una bella mostra allestita alla Galleria di Arianna Sartori a Mantova (dove l’artista era praticamente “di casa” per avervi esposto numerose volte), meritoriamente, ce lo ricorda ora con una interessante selezione di opere curata dai figli dell’artista Carolina e Fabio, da cui riemerge con vividezza cromatica il suo forte e amorevole sentimento di somiglianza e condivisione emotiva con l’ambiente naturale e rurale, le cui origini risalgono agli anni della fanciullezza e ha rappresentato il tema autentico e privilegiato della sua pittura.

 

 

Della sua intensissima carriera e del successo che lo ha sempre ripagato con infinite esposizioni e importanti riscontri critici, per ovvi ragioni di spazio, non c’è qui la possibilità qui di darne qui un ampio e puntuale resoconto, se non soffermandoci su alcuni segmenti di particolare rilievo, partire dagli esordi. Negri dipinge in solitudine e solo nel 1970 esordisce con una mostra personale a Luzzara (RE), dove incontra Cesare Zavattini che lo incoraggia a proseguire nell’attività artistica. La sua prima monografia viene pubblicata nel 1976 con la prefazione di Dino Villani (ed. Adalberto Sartori). Artista versatile, nel 1981 viene invitato dal Comune di Virgilio (MN) a partecipare ad una mostra celebrativa per il Bimillenario Virgiliano. Nel 1989 apre un atelier a Parigi. Nel 1991 riceve l’incarico di eseguire manifesti pubblicitari per il film “Vincent e Theo” di Robert Altmann sui due fratelli Van Gogh. Nel 1993 allestisce in Palazzo Ducale di Mantova una antologica, accompagnata da catalogo edito da Electa, e l’anno seguente presso !a Rocca Normanna, in collaborazione con il Comune di Paterno (CT). Nel 1995 apre uno studio a Montanara di Curtatone (MN), nel seicentesco Palazzo Cavalvabò.

 

 

Dal 1997 due disegni di Negri entrano a far parte della collezione permanente “Vivian and Gordon Giikey” del Portland Art Museum. Nel 2001, in occasione dell’apertura del Palazzo del Plenipotenziario a Mantova, è invitato per un’antologica con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Mantova. Nel 2002, in collaborazione con la londinese “Gagliardi Gallery”, viene allestita una mostra al “Thè Lord Leighton House Museum” di Londra che riscuote un notevole successo di critica e di pubblico. Partecipa alla mostra itinerante in Spagna Pàginas desde Lombardia un Museo de Arte Contemporaneo. Nel 2004 inaugura un’altra sede a Portland (USA); lo stesso anno Silvana Editoriale inquadra la sua opera con una pubblicazione di grande rilievo a firma di Raffaele De Grada e Claudio Rizzi. È invitato alla rassegna Poetiche del ‘900 a Castel Ivano (TN). Nel 2005 l’evento “Pàginas desde Lombardia - Itineranti di ritorno si ripropone in Italia al Civico Museo di Maccagno. Nella stessa sede partecipa alla mostra Metafore di Paesaggio, quindi al Museo d’Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti (MN), e allo Spazio Guicciardini di Milano. Sempre nello stesso anno, in occasione di una personale a Milano, Rossana Bossaglia firma la presentazione in catalogo.

 

 

Nel 2010 una mostra allestita presso la “Brian Marki Fine Art” di Portland, negli Stati Uniti, e un catalogo monografico con interviste all’artista e testimonianze di collezionisti statunitensi hanno celebrato i suoi primi cinquant’anni di pittura. Nel 2011 è stato invitato a Mosca come protagonista assoluto di un evento a lui dedicato nella sede Mercedes e per allestire una personale nella galleria Bogolubov Art.

Negri era ormai diventato, al termine di questo lungo cammino, il pittore mantovano più popolare e più ricercato dai collezionisti, con quella sua tavolozza smagliante di colori che inseguiva l’incanto e l’emozione, quella sua pittura in cui si rifletteva il suo mondo interiore e la sua “visione” estetica, traducendo nelle sue pennellate il vero in voli della fantasia, rivivendo anche la lezione di grandi maestri del passato, come Cezanne e Van Gogh, senza farsi mai condizionare da tendenze alla moda, comodi riferimenti ideologici, guidato soltanto in maniera – direi – istintiva e assolutamente originale, dal suo impeto creativo. In una tensione costante e con una curiosità mai venuta meno o affievolita nel corso di decenni.

 

 

 

 

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