Marica Michieli, dietro l’immagine

Pubblicato: Venerdì, 25 Novembre 2022

Le sue ultime foto esposte al Palazzo Pisani Revedin di Venezia

Lisa Angaran

E’ ancora vivo il ricordo della sua precedente mostra veneziana (Ceci n’est pas une bibliotheque) allestita non molti mesi fa al Multimedial Laboratory Art Conservation in Fondamenta della Misericordia, con la quale Marica Michieli, fotografa per passione allora alla sua prima esperienza espositiva, ci accompagnava con naturalezza e un pizzico di ironia in un inedito viaggio in uno dei luoghi più affascinanti di Venezia: la Biblioteca Nazionale Marciana.

Gli scatti che componevano la mostra donavano allo spettatore il privilegio di assistere, da un punto di vista affettivo, alla grande opera di restauro che nel 2006 interessò gli ambienti della Biblioteca dal lucernario ai marmi perimetrali, al ripristino del pavimento ligneo. Con un reportage che non era però una mera, fredda e asettica registrazione dei diversi stadi del restauro ma intima testimonianza di una persona che tra quelle mura lavora da tanti anni. In rigoroso e impeccabile bianco e nero, trovava un esito di grande suggestione, garantito in ogni caso da una seria e coerente progettualità.

 

 

In questa sua seconda esposizione, negli spazi del prestigioso Palazzo Pisani Revedin, promossa dallo Studio Dal Ponte di Mario Di Martino, sempre nella Città lagunare, a pochi passi da Piazza San Marco, La Michieli presenta il suo ultimo lavoro che letteralmente ci “spiazza” per la sua estemporaneità, per l’assenza assoluta, cioè, di progetto creativo e metodo di ricerca e di espressione, ma nato da una casuale, cioè non programmata o organica indagine visiva, cimentandosi invece – se così si può dire – nel campo magico dell’inaspettato e dell’inatteso. “Ma girando e mirando” (parafrasando Leopardi) per calli, campi e campielli, fondamenta e rio terà di Venezia, la città più fotografata e più fotogenica del mondo – in cui, peraltro è estremamente facile perdersi nella banalità e nell’inutilità del “già visto” - la Michieli ha saputo proporci un “suo” personale e intimo itinerario, cogliendo, con rapidi sguardi, istanti che sono nient’altro che proiezioni del suo mondo interiore (esistenziale, culturale, estetico).

 

 

L’esposizione dal titolo evocativo “Dietro”, accompagna lo spettatore in un cammino visivo nuovo ed inatteso. Marica Michieli racconta la sua esperienza del mondo con guizzo ironico e scattante, capace di guardare in profondità, là dove altri tirerebbero dritto, scegliendo come soggetto quello che normalmente viene escluso e nascosto Le ventuno opere fotografiche in mostra obbligano uno spostamento dello sguardo dal primo piano dell’immagine verso tutto quell’universo che appunto si trova dietro invitando lo spettatore a fare un esercizio di osservazione per capire il significato e riconoscere quello che sta guardando. Il non visibile ad uno sguardo diretto diventa il protagonista degli scatti: Marica insegna a guardare, osservare la realtà che ci circonda con un approccio diverso, più complesso, volto a cogliere l’essenza di un oggetto, di un luogo, di una persona. In un mondo in cui siamo bombardati di immagini che non abbiamo neanche il tempo di assimilare, legate solamente alla facciata dell’esistenza, la nostra fotografa blocca frammenti e li fissa nella pellicola della vita. Di sicuro - citando le parole di Man Ray - ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà come, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno perché”.

 

 

Marica fin da quando ha memoria, ricorda di aver fatto fotografie. Mi racconta con emozione uno dei suoi primi scatti, appena undicenne, a una famosa presentatrice dell’epoca in vacanza a Venezia. No sa da dove nasca questa passione, quel desiderio irrefrenabile, quasi un bisogno, di fotografare: scatta e basta. Le viene istintivo e pur non essendoci una scelta artistica o di soggetto dietro le sue opere, la sua immediatezza ha la capacità di raccontare storie, singole fotografie che comunicano, con forza e chiarezza, con lo spettatore. Ogni immagine ha un proprio significato e come i capitoli di un libro, le fotografie sapientemente accostate insieme creano uno storytelling che lascia a chi guarda la libertà di interpretare e di immergersi nel mondo privato di un’artista fuori dagli schemi.

 

Venezia, Palazzo Pisani Revedin

La fotografa è nata a Venezia e dopo gli studi classici ha compiuto un interessante percorso di maturazione in anni di stimolanti ed effervescenti fermenti culturali e artistici. Ha sempre conciliato il suo interesse per la grafica e la fotografia con importanti mansioni – oltre al lavoro presso la Biblioteca Marciana – quali la catalogazione del Fondo Camerino dell’Università di Venezia e l’organizzazione della biblioteca “Renato Maestro” della Comunità ebraica in Ghetto, dove ha lavorato dal 1980 al 1990.

 

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Editore: Editgest s.r.l.

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