Oggi comincia il carnevale

Pubblicato: Sabato, 17 Gennaio 2015

Carnevale di Aliano

Oggi Sant’Antonio Abate comincia il carnevale. E’ una festa che si celebra nei paesi di tradizione cristiana. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare, l'elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l'uso del mascheramento.

La parola carnevale deriva dal latino carnem levare ("eliminare la carne") poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva l'ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della quaresima.

Benché presente nella tradizione cattolica, i caratteri della celebrazione del carnevale hanno origini in festività ben più antiche, come per esempio le dionisiache greche (le antesterie) o i saturnali romani. Durante le feste dionisiache e saturnali si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza.

Da un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò, dunque, un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l'ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all'inizio del carnevale seguente. Il ciclo preso in considerazione è, in pratica, quello dell'anno solare.

Gli antichi riti del carnevale sono ancora vivi, soprattutto nei piccoli centri della Basilicata. Una volta rappresentavano una delle rare occasioni di svago e divertimento, dando anche luogo al pretesto di mangiare un po' meglio. Oggi sono occasione di riscoperta di riti e tradizioni fortunatamente sopravvissuti alla modernità e alle ondate di emigrazione che hanno rischiato di svuotare i paesi della propria anima.
Il freddo pungente accompagna allegoriche figure carnacialesche in corteo per le vie dei piccoli centri, per culminare spesso con il rogo propiziatorio del carnevale.

Il Carnevale di San Mauro ForteA San Mauro Forte, dopo i festeggiamenti in onore del Santo protettore, l'inizio del carnevale è segnato dalla sfilata dei portatori di campanacci che fino a notte fonda percorrono le viuzze del paese, rinpinguati con salsicce, taralli, focacce e vino locale

A Tricarico le maschere tradizionali dei tori e delle vacche, vestite di nero con drappi rossi le prime, e di bianco con drappi colorati le seconde, girano per il paese per la questua accompagnati dal massaro. Il rimando alla transumanza dei bovini che per centinaia di anni hanno attraversato Tricarico, è palese. Anticamente gli animali venivano condotti alla chiesa di Sant'Antonio Abate per compiere tre giri attorno e ricevere la benedizione dal prete. Questo rituale aveva anche uno scopo propiziatorio: esorcizzare il passaggio dell'inverno ed invocare l'arrivo della primavera. Oggi, le maschere di tori e mucche mimano ancora una vera e propria transumanza che attraversa il paese, sfuggendo al controllo del massaro per tentare l'accoppiamento. Il martedì grasso il pupazzo del Carnevale viene bruciato nella piazza, e il fumo del rogo si confonde con il profumo della salsiccia alla brace venduta per strada.

Risale al 1300 invece il carnevale di Cirigliano. Questa volta troviamo il corteo delle maschere dei mesi e delle stagioni che, insieme a preti e pastori, accompagnano "Quaremma" nel corteo funebre che segue la bara del Carnevale. I campanacci richiamano anche qui alla mente la cultura pastorale dei paesi lucani.

Maschera Cornuta di AlianoAd Aliano invece, il paese del confino di Carlo Levi, nell'ultima domenica di carnevale è di scena "la frase", ovvero una rappresentazione sarcastica con riferimenti a fatti e personaggi reali. La maschera Cornuta, tradizionale di Aliano, è un riferimento alla cultura contadina: mutandoni con finimenti di muli e cavalli appesi, cinturoni di crine di cavallo e mascherone di argilla e cartapesta dai grossi nasi e penne di gallo a mo di capelli, sono figure grottesche e diaboliche dall'origine atavica.

Pietrapertosa, deliziosamente incastonata fra le Dolomiti Lucane, ha preservato anch'essa, nel suo isolamento, un'antico carnevale. Il suono della cupa-cupa, durante tutto il periodo di carnevale, segna l'arrivo di gruppi di maschere per la tradizionale questua di dolci e salsicce.
Il martedì grasso i festeggiamenti culminano con il processo al Carnevale che, punzecchiato dal Diavolo con il volto nerofumo e corna caprine, e rimpianto da sua moglie Quaremma, viene inesorabilmente condannato al rogo. La sagra della Rafanata, tortino tipico del carnevale a base di patate e rafano, chiude i festeggiamenti.

Originale invece i riti del carnevale di Satriano, dove le maschere tradizionali sono principalmente ispirate al tema dell'emigrazione. Oltre all'orso, infatti, i personaggi sono l'emigrante arricchito, che ha fatto fortuna altrove ma non si identifica più con la cultura del suo paese, e il romita, il povero paesano che invece è rimasto nella propria terra e, indigente ma felice, si esibisce in un ballo liberatorio.

I cucibocca di MontescagliosoIl Carnevalone di Montescaglioso, con le sue maschere anticamente realizzate con pelli di animali e juta, oggi con materiali più "attuali", culmina con la sfilata del martedì grasso. Anticipa la sfilata la maschera della parca, che fa volteggiare il fuso fra la gente. Simbolo dello scorrere del tempo e della morte che si avvicina inesorabile, il fuso crea scompiglio e "paura". "Quaremma", vestita di nero, porta in braccio un neonato, mentre la carriola che trasporta il Carnevalicchio serve a raccogliere le offerte.
I cucibocca, con i loro spilloni, "invitano" minacciosi all'offerta. Un frastuono di campanacci, simbolo sempre delle antiche transumanze, accompagna il corteo, scacciando la malasorte. In chiusura, il Carnevalone, che silenzioso si lascia trasportare su un asino: la sua ultima ora sta per arrivare, e non ha voglia di parlare.

I piatti della tradizione condiscono questa festa grassa di sapori e ricordi del passato. Molte delle ricette tipiche hanno come base il maiale: i calzoni ripieni di zucchero e ricotta, accompagnati dalle orecchiette, vengono infatti conditi con il sugo di maiale. Oppure un piatto di maccheroni di tutti i tipi: strascinate, maccheroni al ferretto, cavatelli,.. sempre con sugo di maiale, a sottolineare le follie di una festa come il carnevale. Anche il sanguinaccio, dolce cremoso, ha come base il sangue del maiale.
Ritagli irregolari di pastafrolla fritta e spolverati di zucchero al velo sono il dolce della ricorrenza: le chiacchiere, oppure una torta ripiena di ricotta e condita con ciò che c’è a disposizione (cioccolato, polvere di caffè, cannella,...), o le classiche castagnole.

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