E ciascuno ha il diavolo che si merita...

Pubblicato: Mercoledì, 11 Febbraio 2015

di Federica Pergola

Lucas Corso è un bibliofilo che indaga sui libri come un detective sui crimini. E’ un mercenario, un cacciatore di libri su commissione. Protagonista del Club Dumas di Arturo Pérez-Reverte, Corso viene ingaggiato per verificare l’autenticità di un capitolo manoscritto dei Tre moschettieri e decifrare l’enigma nascosto in un testo raro e malvagio:

Le nove porte del regno delle ombre, di cui ormai esistono solo tre copie dopo che il suo autore, Aristide Torchia, è stato bruciato vivo sul rogo dalla Santa Inquisizione alla metà del 1600. Perché sospettato di aver scritto quel libro sotto dettatura di Lucifero. Il libro è un manuale di magia nera, uno strumento per convocare le tenebre. E qualcosa davvero diventa inquietante, in questa caccia al dettaglio e alla comparazione delle tre uniche copie pervenute a noi, perché Corso viene aggredito e qualcuno comincia a morire… Nella sua ricerca degli errori contenuti nelle nove tavole che accompagnano il manuale (disegnate da Francisco Solé dietro indicazione dell’autore) Corso si sposta da Lisbona a Toledo e a Parigi, in un viaggio che lo porta a contatto con letterati, bibliofili, librai, rilegatori, restauratori, tra pericolose seduzioni e tradimenti.

Ma siccome Pérez-Reverte è uno scrittore raffinatissimo, il romanzo si presta a diversi livelli di lettura. Ci sarà il lettore che lo vedrà come un divertissement zeppo di finezze letterarie; quello che dovrà concedergli l’assoluta concentrazione che il gioco esige (e che pertanto dovrà fare ricorso alla propria abilità enigmistica): “il gioco è l’unica attività universalmente seria. Per quanto incredulo uno sia, se vuole partecipare non ha altra scelta che attenersi alle regole. Accade la stessa cosa quando si legge un libro: bisogna accettare la trama e i personaggi per goderci la storia”; chi vedrà nel Club Dumas un appassionato omaggio al mondo del feuilleton di Dumas, di Sabatini, di Salgari, di quei “libri magici, che ci hanno fatto scoprire la letteratura senza legarci a dogmi né insegnarci lezioni sbagliate”- ; chi lo amerà perché trasuda d’amore verso il libro in sé, quale opera dell’arte e dell’ingegno, e quale oggetto. La nostalgia per una certa carta, una particolare legatura, un modo unico di costruire una copertina; e per l’odore della colla, della pelle, delle rilegature in marocchino, zigrino o vitello, viene ribadita anche con la tristezza verso il presente: “tra un secolo tutto quello che c’è oggi nelle librerie sarà scomparso. Ma questi volumi stampati duecento o cinquecento anni fa resteranno intatti. Abbiamo i libri, come il mondo, che ci meritiamo…”

Capita quindi che il feuilleton si intrecci con il giallo, la letteratura con la fantasia; in un pastiche che sfida l’intelletto e l’immaginazione, diverte come solo i feuilleton sapevano divertire, e mescola azione e riflessione. Capita che Lucifero diventi un paladino della libertà - e ribadisca il suo essere strumento per la conoscenza.

E che non sia poi così brutto come dicono.

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Il Club Dumas, di Arturo Perez-Reverte, Rizzoli Bur, €11,00

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