Tre piani

Pubblicato: Domenica, 27 Febbraio 2022

di Federica Pergola

Eshkol Nevo

Dopo “La simmetria dei desideri”, “Soli e perduti” e “Nostalgia” (premio “Book Publishers’ Association” e “FFI Raymond Wallier Prize”) lo scrittore israeliano Eshkol Nevo torna con una storia potente e umanissima, da cui Nanni Moretti ha tratto il suo ultimo film (il primo da un soggetto non originale).

In una zona residenziale di Tel Aviv, in una palazzina di tre piani elegante e curata, tutto denota tranquillità, ordine, benessere e agiatezza.

Ma ben presto scopriremo che ogni casa ha i suoi conflitti: accadono delle disgrazie, insorgono delle malattie; uomini e donne soffrono per dei bisogni insoddisfatti, delle paure latenti o fin troppo manifeste, che sfociano nell’ossessione.

Al primo piano una giovane coppia affida spesso la propria bambina a due anziani tedeschi in pensione, finché un pomeriggio l’uomo, che da tempo mostra i primi sintomi dell’Alzheimer, sparisce con la piccola…

Le reazioni di Arnon, padre della bambina, saranno furiose e sproporzionate: incontrollabili…

Hani, che invece abita al secondo piano, è sempre sola con i suoi due bambini. Suo marito è spesso all’estero per lavoro e lei combatte una tenace battaglia contro l’isolamento e lo spettro della follia, che teme di aver ereditato da sua madre.

Sta succedendo una cosa, Neta, una cosa che non posso raccontare a nessuno. Ma devo, devo assolutamente , raccontare a qualcuno. (…) Ho paura, Neta. Ho paura che se non racconto a qualcuno cosa succede, impazzirò. Non sarebbe una cosa nuova, mi dirai. Hai sempre avuto paura di impazzire. Sì, ti rispondo. Solo che questa volta è per davvero”.

Mentre al terzo piano Dovra, giudice in pensione, affronta la sua nuova condizione di vedova “dialogando” con il marito defunto attraverso messaggi lasciati alla segreteria telefonica.

L’idea narrativa è di far corrispondere ad ogni piano della palazzina uno dei diversi piani dell’anima teorizzati da Freud :- L’Es, dove risiedono tutte le nostre pulsioni e istinti; l’Io, che cerca di conciliare i nostri desideri e la realtà; e il Super io, l'area psichica del controllo e del divieto.

Ma alla fine ciò che sembra veramente importante, ciò che emerge prepotentemente dal romanzo è il semplice bisogno di raccontare. Di riempire le distanze tra noi e l’altro, tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia.

Così Arnon rivive quanto accaduto riferendolo ad un amico, mentre siedono in un bar:

Quello che sto cercando di dirti è che, al di là della sorpresa, c’è un’altra questione di cui io e Ayelet non osavamo parlare: il fatto che in qualche modo sapevamo- dovrei dire sapevo- che poteva succedere. I segnali erano lì da sempre, ma preferivo ignorarli

Hani ha l’assoluta necessità di scrivere alla sua vecchia amica d’infanzia:

Ciao Neta, questa lettera ti stupirà senz’altro. E’ molto che non ci parliamo, e poi chi scrive lettere oggi? (…) Ho molte amiche qui, non credere…ma non mi fido di nessuna. (…) Le ho conosciute quasi tutte (in realtà tutte, ma “tutte” suona troppo triste) tramite i bambini(…) All’inizio stavo sempre ad aspettare il momento in cui da tante chiacchiere inutili sarebbe emersa qualche verità. Per ora ci stiamo solo conoscendo, pensavo (…) Fra poco una di noi si libererà della necessità di presentare la sua vita come perfetta e passeremo a una conversazione vera (…). Col tempo ho capito: non succede mai. Resta sempre così. Un viaggio in nessun posto”.

E Dovra, vissuta da sempre all’ombra del marito e che per lui ha rinunciato a lottare per un altro incommensurabile amore, rimasta vedova sente il bisogno impellente di continuare a parlargli, forse proprio per cercare delle attenuanti agli errori commessi con il proprio figlio.

Per mesi, dopo che te ne sei andato, ho continuato a comprare cetrioli sott’aceto. Sì, ti trovo anche in cucina. Il tuo odore, l’odore del tuo corpo, improvvisamente si fa strada, senza preavviso, tra gli effluvi delle pentole. A volte per errore apparecchio ancora la tavola per due. Quando esco, ti saluto in cuor mio. E rientrando, in cuor mio ti saluto”.

Intenso e vero come solo le emozioni umane sanno essere, Tre piani misura con naturalezza il bisogno di amore e la diffidenza verso gli altri, il tradimento e la paura di lasciarsi andare, la solitudine e la resistenza ai momenti difficili; la lotta, insomma, che tutti noi affrontiamo nel corso dell’esistenza.

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Tre piani di Eshkol Nevo, traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi, Neri Pozza Editore, pp. 255, €17,00

 

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