La grande trasformazione

Pubblicato: Sabato, 13 Giugno 2015

di Pasquale Caputi

Con tanto di comunicato ufficiale il Potenza Calcio ha annunciato l’avvenuta trasformazione della ASD Rossoblu Potenza con costituzione della “SSD a R.L. Potenza Calcio”.

Benissimo, un altro passo in avanti. Ma è davvero così? Quali vantaggi ci sono a trasformare una ASD in SSD? Boh! Probabilmente se lo chiediamo a un commercialista o ad un avvocato ci dirà che di vantaggi ce ne sono tanti, e uno di questi è, di sicuro, il fatto di farsi pagare la consulenza per la trasformazione e poi anche la tenuta dei conti.

 

Vediamo quali sono le differenze tra un’ASD e un SSD. Nel primo caso parliamo di un’associazione, mentre nel secondo caso invece, di un’azienda a tutti gli effetti.

Nell’associazione non c’è un proprietario ma solo soci con pari diritti, nella SSD invece c’è un proprietario e i soci hanno tutti diritti diversi.

La ASD può ricevere il 5 x mille la SSD invece no.

La contabilità di una SSD è come quella di un’azienda, quindi più complessa e costosa, i libri sociali vanno vidimati e le incombenze amministrative aumentano.

Le SSD sono comunque enti no-profit come le Associazioni e quindi i proprietari non possono distribuirsi gli utili.

Ma allora quali sono tutti questi vantaggi? Forse il fatto di poter comandare senza il parere degli altri soci. Altro vantaggio è sui rischi derivanti da un possibile fallimento. Ora, lungi dal pensare che la SSD nasca per una maggiore tranquillità su un possibile futuro fallimento, quello che ci viene in mente è che questa trasformazione era necessaria per togliere di torno i vecchi soci non più graditi al presidente, visto anche le porte chiuse fatte trovare il giorno dell’assemblea.

Per il momento ci limitiamo a fare un in bocca al lupo al neonato SSD Potenza e a Notaristefani, ricordando che i potentini non aspettano altro che una società forte, solida, ambiziosa, in grado di tornare subito tra i professionisti. Purtroppo a chi chiedeva della richiesta di ripescaggio in Lega Pro, il presidente ha risposto che non sarà fatta perché troppo onerosa da un punto di vista economico è l’iscrizione al campionato professionistico, che ha ricordato un po’ la frase che un’impresario diceva alle sue ballerine alla fine di ogni spettacolo, quando gli incassi erano stati magri e non le poteva pagare.. “Bambole non c’è una lira!”.

Comunque Notaristefani è alla ricerca della famosa cordata che dovrebbe rilanciare il calcio a Potenza. Tra piani A e piani B, imprenditori lucani e di fuori regione, ancora non è molto chiaro il futuro di questo Potenza. Non siamo certo pessimisti ma di cordate se ne sente parlare ogni anno e poi puntualmente qualcosa va storto, speriamo che il detto “E’ come parlare di corda in casa dell’impiccato” non si trasformi in: “E’ come parlare di cordata in casa del Potenza”!!.

N.D.R.
La frase “Bambole non c’è una lira” era il titolo di un programma televisivo del 1977 andato in onda su Rai 1. Il programma riproponeva le vicende di una compagnia di avanspettacolo squattrinata e sempre alla ricerca di finanziamenti. (Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale).  

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