L'anno che verrà

Pubblicato: Sabato, 03 Gennaio 2015

I fattori positivi
Ci sono alcuni fattori positivi, che lasciano ben sperare. Anzitutto, la piena ripresa dell’economia americana, che nel terzo trimestre di quest’anno è cresciuta del 5%, ai massimi degli ultimi 11 anni. Certo, è previsto un possibile rallentamento nei mesi successivi, ma l’economia resta solida, tanto da potersi adesso permettere un rialzo dei tassi USA sin dalla primavera prossima.

L’euro si è indebolito di oltre il 12% dal picco raggiunto quest’anno a maggio contro il dollaro USA. Ciò lascia intravedere un possibile impatto positivo sulla nostra economia, che potrebbe avvantaggiarsi in termini di maggiori esportazioni verso i paesi esterni all’Eurozona.

 

Il fattore geopolitico
Ci sono, infine, diversi fattori geopolitici che potrebbero incidere in un senso o nell’altro sulla crescita dell’Italia e del resto dell’Eurozona. Le tensioni tra la Russia e l’Occidente si sopiranno o aumenteranno? E quanto inciderà la recessione di Mosca sul pil italiano? E ancora: ci saranno nuovi focolai di guerriglia in Medio Oriente, tali da colpire le nostre economie? La Grecia rischierà davvero di uscire dall’euro e di creare tensioni sui mercati finanziari?

Tutti interrogativi, che ci spingono a ritenere che il 2015 sia per certi aspetti imperscrutabile. In generale, però, possiamo prevedere che la domanda interna potrebbe riprendersi, spinta dai prezzi “freddi”, mentre la produzione delle imprese risentirà molto del clima di fiducia nel paese. Tuttavia, parliamo di variazioni così flebili, da farci pensare che non si avvertirà un miglioramento visibile dell’economia e, come ha ben spiegato l’Istat, non si creeranno posti di lavoro a sufficienza da abbassare il tasso di disoccupazione, che rischia, al contrario, di salire ancora o di restare fermo. E senza una vera ripresa dell’occupazione, non ci saranno stimoli monetari e appelli alla fiducia che tengano.


Le incognite
L’istituto di statistica vede la recessione avviarsi alla fine, con il pil stazionario nell’ultimo trimestre di quest’anno e che tornerà a crescere nei mesi seguenti, ma di poco. Il vero problema, spiega l’Istat, è che il ritorno a una crescita debole non si accompagnerà a un miglioramento dell’occupazione, con il mercato del lavoro peggiorato in ottobre, nonostante il calo delle richieste di ore di cassa integrazione. E ciò che è peggio è che il 62,3% dei disoccupati cerca lavoro da oltre un anno, contribuendo a non rilanciare la domanda e la crescita dell’economia, specie al Sud, dato che le imprese tendono a scartare chi è da troppo tempo fuori dal mercato del lavoro.

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