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Poveri noi senza Speranza

Pubblicato: Sabato, 18 Aprile 2015

Nella dottrina cristiana le virtù teologali sono: fede, speranza e carità. Occorre verificare quanto è rimasto di cristiano nel partito democratico che, per una parte, ha raccolto l’eredità spirituale e politica della democrazia cristiana.

Sulla riforma elettoraleRenzi tira dritto e viaggia come un treno. Il premier si trasforma in un convoglio scheggia, a metà strada tra un “Italicum” e un “Tremitalia“, anche a costo di deragliare nello scambio insidioso sulla tratta “Bersani-Civati“. Anche questa volta la leva s’inceppa e, la componente della sinistra interna al partito democratico, non vota la riforma, in Parlamento. Risultato: altre fibrillazioni e minacce, meno velate del solito, di far saltare il treno. L’alto numero di astenuti, ben 120 deputati del pd, fa pensare al peggio. Mentre il potentino Roberto Speranza si dimette da capogruppo del partito, alla Camera, qualcuno, fiutando odore di carogna, già si traveste da Cassandra e “gufa”, nella segreta (questa volta minuscola) speranza che cada l’esecutivo. Il convoglio, intanto, sfreccia non effettuando fermate intermedie, lasciando alla politica italiana gli spinosi interrogativi su questo momento di generale incertezza.

La diatriba già avviata da tempo, in seno al Pd, non è l’unica crepa aperta nel muro del sistema partitico. Sulla sponda opposta dei binari, a destra, infatti, è buio Fitto. La vicenda della candidatura a governatore della Puglia che vede Francesco Schittulli, sostenuto dai fittiani, contrapporsi ad Adriana Poli Bortone, esponente di Fratelli d’Italia e indicata daBerlusconi, potrebbe lasciare profonde lacerazioni nella coalizione di centro destra. Insomma, in questo (anche qui minuscolo) fitto caos, non si sa più se piangere o ridere, per la situazione grottesca che si va delineando. Tornando alle virtù teologali e trasponendo il concetto ad un’altra parrocchia, quella dei democratici, shakerando si ottiene un bel cocktail. Di Fede, infatti, dopo gli scandali e i fatti di Arcore, non c’è più nemmeno l’ombra; diSperanza, non c’è rimasto nemmeno l’ectoplasma o forse solo le orecchie che, tirate da destra e da manca, all’interno del suo partito, si sono visibilmente allungate a dismisura; di certo ci resta solo la carità. Seduti sul selciato e con il morale a terra ostentiamo il meglio dell’arte povera: un piatto semivuoto, un tozzo di pane, una benda per gli occhi, un’armonica a bocca e una guida a quattro zampe. Poveri noi che, da oggi, siamo pure senza Speranza.

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