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Il Papa a Sarajevo

Pubblicato: Lunedì, 08 Giugno 2015

Bagno di folla nello stadio Kosevo gremito all'inverosimile Incontenibili manifestazioni di affetto hanno accompagnato il giro che Papa Francesco ha compiuto in jeep (cioè senza vetri blindati) tra la folla dello Stadio Kosevo, gremito all'inversimile per la messa di oggi celebrata con i cardinali che lo accompagnano (Parolin, Koch, Tauran) e tutti i vescovi della Bosnia Erzegovina, guidati dal loro presidente, il cardinal Pulijc. Secondo gli organizzatori, sono presenti circa 65 mila persone tra il terreno di gioco, gli spalti e le vie d'accesso alloo Stadio che sono anch'esse gremite. 

"Oggi, cari fratelli e sorelle, si leva ancora una volta da questa città il grido del popolo di Dio e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà: mai più la guerra!". Così papa Francesco durante la messa allo stadio Kosevo di Sarajevo.

La guerra significa bambini, donne e anziani nei campi profughi; significa dislocamenti forzati; significa case, strade, fabbriche distrutte; significa soprattutto tante vite spezzate". Francesco nell'omelia: Costruire la pace, ha spiegato, "èun lavoro artigianale" e occorre non "una giustizia declamata, teorizzata, pianificata... ma la giustizia praticata". Dobbiamo, ha spiegato, mettere in pratica il comandamento: "amare il prossimo come sè stessi". "Quando, con la grazia di Dio, noi seguiamo
questo comandamento, come cambiano le cose!", ha esclamato". "Quella persona, quel popolo, che vedevo come nemico, in realtà ha il mio stesso volto, il mio stesso cuore, la mia stessa anima. Abbiamo lo stesso Padre nei cieli". 

"Sarajevo e la Bosnia ed Erzegovina rivestono uno speciale significato per l'Europa e per il mondo intero". Lo ha detto il Papa a Sarajevo durante l'incontro con le autorità al Palazzo presidenziale. "È per me motivo di gioia trovarmi in questa città che ha tanto sofferto per i sanguinosi conflitti del secolo scorso e che è tornata ad essere luogo di dialogo e pacifica convivenza", ha aggiunto. "Sono venuto come pellegrino di pace e di dialogo, 18 anni dopo la storica visita di san Giovanni Paolo II, avvenuta a meno di due anni dalla firma degli Accordi di Pace di Dayton. Sono lieto di vedere i progressi compiuti, per i quali occorre ringraziare il Signore e tante persone di buona volontà". 

I bambini di tutte le confessioni religiose incontrati dal Papa al suo arrivo a Sarajevo sono "la speranza" su cui scommettere per il futuro della Bosnia. Lo ha detto Francesco in un passaggio a braccio del suo intervento. "In questa terra le relazioni cordiali e fraterne tra musulmani, ebrei e cristiani, rivestono un'importanza che va ben al di là dei suoi confini. Esse testimoniano al mondo intero che la collaborazione tra varie etnie e religioni in vista del bene comune è possibile, che un pluralismo di culture e tradizioni può sussistere e dare vita a soluzioni originali ed efficaci dei problemi, che anche le ferite più profonde possono essere sanate da un percorso che purifichi la memoria e dia speranza per l'avvenire". In questo senso, i bimbi incontrati "tutti insieme, gioiosi", sono la "scommessa" per il futuro. All'uscita dal palazzo presidenziale, prima di recarsi con la papamobile allo stadio Kosevo, Francesco ha liberato alcune colombe bianche e ha augurato ai presenti: "La pace sia con voi".

Messaggio del Papa alla Croazia
Un messaggio alla presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, mentre sorvolava il Paese. "Invio cordiali saluti - si legge nel messaggio - alla vostra eccellenza e ai vostri concittadini mentre sorvolo il vostro Paese all'inizio del mio viaggio apostolico in Bosnia ed Erzegovina. Prego che Dio onnipotente guidi l'intera nazione verso la via della pace, della giustizia e del bene comune. Su di lei ed il popolo croato invoco ogni benedizione del Signore". 

Papa a Mattarella:per Italia crescita spirituale,civile,sociale
Papa Francesco auspica per l'Italia un "progresso spirituale, civile e sociale". Lo ha scritto nel messaggio indirizzato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della partenza da Roma verso Sarajevo per un "viaggio apostolico in Bosnia ed Erzegovina" con il quale il Pontefice vuole "favorire l'incontro e il dialogo tra culture e religioni diverse, rafforzare il cammino dell'unità dei cristiani e confermare la comunità cattolica nella fede". Il messaggio contiene "un saluto cordiale" di Francesco al presidente e "alla Nazione Italiana".

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