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Quando Speranza è il primo a morire

Pubblicato: Mercoledì, 29 Aprile 2015

di Antonello Lombari

Non c’è più Speranza. C’è in ogni caso, sempre e solo fiducia. Quella che l’esecutivo Renzi si accinge a chiedere, per l’ennesima volta, al Parlamento. In questo caso, sulla riforma elettorale. I deputati sono impegnati ad esprimersi, su un argomento così delicato, consapevoli dell’importanza di questo voto. C’è in discussione l’Italicum e dal Colle, si assiste alla levata di scudi del Mattarellum in persona, approdato, nel frattempo, alla più alta carica dello Stato.

Il neo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, infatti, si è già pronunciato indicando a Renzi di affrontare il dibattito senza chiedere la fiducia. Ma quest’ultima, si sa, è una cosa seria e, come recitava uno spot in voga anni addietro, si dà alle cose serie. C’è, dunque, grande attesa per questo voto che, come sempre, vedrà la fazione filo governativa impegnata nella ricerca dei consensi necessari a far passare la riforma e, soprattutto, a far crollare trame e tranelli tesi dai franchi tiratori e dai rivoltosi di casa “piddi“. Una dimora divenuta, negli ultimi tempi, molto turbolenta, sebbene piegata alla volontà del premier-segretario. Un signore assoluto, proprio come il suo illustre concittadino Lorenzo, magnificamente al comando di un gruppo di pecorelle litigiose. Qualcuno direbbe: “affari istituzionali“. Questa volta si tratta, piuttosto, di cavoli nostri.

Prima di questa impennata, degna di un leader consumato, Robertino è stato considerato come un ragazzo cresciuto in fretta che, dalla Basilicata al Parlamento, ha fatto un salto troppo in alto. Le dimissioni di Roberto Speranza, da capogruppo della Camera dei deputati, rappresentano, sul piano politico, una mossa strategica significativa. Oltre a lanciare il primo vero segnale forte, Speranza ha rotto gli schemi all’interno del partito democratico, in una situazione, di fatto, stagnante. L’essersi affrancato dal guinzaglio renziano, consente ora, al giovane parlamentare potentino, di candidarsi come alternativa concreta a gestire un eventuale dopo “rottamatore“. In attesa che si muova qualcosa in questa politica italiana, tanto “mattarella” e scontata, si attendono decisivi segnali dai due rami del Parlamento che, in queste ore, diventano talmente esplosivi da sembrare “Camere a scoppio“.

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