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Eunavfor Med

Pubblicato: Martedì, 19 Maggio 2015

di Antonio Savino
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I ministri dell’Unione europea hanno deciso di lanciare un’operazione navale contro le reti di trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. Si chiamerà Eunavfor Med, avrà sede a Roma e sarà comandata da un ammiraglio italiano. Dovrebbe partire entro la fine del mese prossimo. 

Per ottenere il mandato Onu, Federica Mogherini è stata due volte a New York negli ultimi dieci giorni: per essere pienamente operativa, è necessario che il Consiglio di Sicurezza approvi una risoluzione in base al capitolo 7, che fa riferimento all'uso della forza. La missione sarà guidata dall'ammiraglio italiano Enrico Credendino e disporrà di fondi Ue per 11,82 milioni per i primi due mesi dall'avvio, con un mandato iniziale fissato a 12 mesi. Credendino, 52 anni, è a capo del terzo reparto pianificazione generale dello Stato maggiore della Marina ed è stato comandante della task force della forza navale dell'Unione europea, Eunavfor, che partecipò alla missione anti-pirateria Atalanta nel Corno d'Africa. La missione prevede il dispiego di mezzi navali e aerei da ricognizione europei al largo della Libia per ricercare e trarre in salvo i migranti; ma prevede anche operazioni per la cattura e il sequestro dei barconi utilizzati dagli scafisti, se l'Onu darà il via libera alla risoluzione che fornirà il "quadro legale" alle operazioni. "I flussi migratori dalla Libia configurano un dramma umanitario senza precedenti", ha scandito il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando di fronte al Parlamento tunisino, "l'Europa deve farsene carico collettivamente con senso di responsabilità, spirito di solidarietà e disponibilità all'accoglienza".

Il capo dello Stato ha ribadito il suo no a ogni opzione militare per risolvere la questione libica e ha chiesto semmai all'Unione europea di rendersi protagonista di un progetto politico di ampio respiro che avvicini le due sponde del Mediterraneo. "Gli europei devono rendersi conto che sono in gioco i valori su cui si fonda l'Ue", ha spiegato, "è cresciuta la consapevolezza, si sta preparando a un cambio di passo, ma è indispensabile sviluppare rapidamente una maggiore cooperazione fra i Paesi di origine e di transito dei flussi, e anche di forte contrasto alle reti criminali di trafficanti di essere umani". Insomma, "Bruxelles deve darsi una nuova missione storica che si ponga l'obiettivo di favorire l'integrazione tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo, creando le condizioni per uno sviluppo condiviso di tutti i Paesi dell'area". Sulla redistribuzione dei richiedenti asilo fra gli Stati europei proposta dalla Commissione europea nella sua agenda sull'immigrazione ci sarà "certamente una discussione non facile", ha spiegato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni al termine della riunione del Consiglio Ue. "È una discussione di posizionamento - ha osservato - in vista dei prossimi vertici e incontri".  Il 27 giugno la Commissione presenterà la proposta legislativa mentre a metà giugno il tema sarà sul tavolo dei ministri degli Interni. La proposta della Commissione, ha aggiunto Gentiloni, è "un'iniziativa coraggiosa" ma ora "ci saranno diverse tappe ulteriori: il 27 maggio la commissione emana la proposta legislativa connessa a quella della scorsa settimana, poi il 15 e 16 giugno i ministri degli Interni ne discuteranno e a fine giugno i leader al Consiglio europeo. L'auspicio dell'Italia è che la reazione che c'è stata dopo la tragedia di metà aprile, che ha portato ad accogliere la nostra richiesta di un vertice straordinario e di cui in qualche modo è figlia l'agenda della Commissione, questo impulso venga confermato nei diversi capitoli di cui ci si occupa", compreso quello sulla redistribuzione dei migranti

già giunti in Europa". Secondo il ministro, questo "risveglio dell'Europa è difficile da rimettere in discussione perché altrimenti sarebbe complicato per l'Europa mantenere quello di buono che ha fatto nell'ultimo mese dopo la tragedia al largo di coste libiche".


Intanto, anche se finora non c'è stata alcuna richiesta da parte dell'Ue, la Nato ha fatto sapere che è "pronta ad aiutare" la missione contro gli scafisti. Il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, ha anche spronato i Ventotto ad agire anche perché - ha detto, rilanciando quello che è il timore di molti - sui barconi potrebbero imbarcarsi anche terroristi, confondendosi con i migranti.  A smuovere le acque è stata soprattutto la decisione della Francia di sfilarsi dal sistema delle quote. Per motivi politici interni, dicono gli osservatori. Il premier Manuel Valls ha precisato che la decisione è stata presa "con il presidente Hollande" per sgomberare il campo da ogni "ambiguità".  Dall'Italia il cambio di rotta della Francia appare incomprensibile. "Nessuno può pensare di lasciarci di nuovo soli a gestire la drammatica situazione dell'Africa e del Medio Oriente. L'Italia non può continuare a pagare un prezzo alto, come ha invece fatto finora", afferma il ministro dell'Interno Angelino Alfano, secondo cui "la Francia è sempre stata al nostro fianco nel chiedere un intervento dell'Europa in materia di immigrazione, sarebbe assurdo se avesse cambiato posizione proprio adesso".  L'Ungheria ribadisce di essere contraria alle quote obbligatorie. "E credo lo siano anche altri Paesi: la Repubblica Ceca, la Slovacchia, i Paesi Baltici, la Polonia e il Regno Unito. Oltre alla Francia" ha detto Szabolcz Takacs, ministro per i rapporti con l'Europa. Il governo conservatore britannico di David Cameron è pronto a offrire droni, attrezzature-spia e militari per un coordinamento incaricato di fronteggiare i trafficanti di immigrati sulle rotte che dalla Libia portano all'Europa mediterranea, Italia in testa. Ma non ad accettare le quote di rifugiati decise in sede Ue.

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