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Donne sacrificabili

Pubblicato: Lunedì, 14 Giugno 2021

di Federica Pergola

Il tempo, il 1887. Il luogo: Londra.

Mentre i ricchi festeggiano il cinquantenario dell’ascesa al trono della regina Vittoria con grande sfarzo, feste in giardino, balli, concerti, conferenze, spettacoli, regate, picnic e gare veliche…i poveri si accalcano a Trafalgar Square, per cercare lavoro al Covent Garden Market.

Ogni giorno, per loro, è una lotta contro il tempo. Si tratta di guadagnare quei pochi scellini che occorrono per poter dormire in un pensionato, o altrimenti rassegnarsi a restare per strada e “lavarsi” nelle fontane.

Ma nell’autunno dell’anno immediatamente successivo, e precisamente in un arco temporale che va dall’agosto al novembre del 1888, cinque donne, nel povero quartiere di Whitechapel, morirono vittime di un assassino brutale e, a tutt’oggi, sconosciuto. Quello che la stampa chiamò Jack lo Squartatore. Tutte le vittime, infatti, furono sgozzate. Quattro su cinque anche sventrate. Ma chi erano queste donne? Come avevano vissuto fino al loro fatale incontro con l’omicida? Da dove venivano, qual era la loro storia?

La verità sulle vite di queste donne non era cosa semplice e non era certo affare della stampa scandalistica del XIX secolo…né i direttori né i giornalisti che coprirono gli eventi ritennero necessario o utile scavare a fondo nelle biografie delle vittime. In fin dei conti, a nessuno importava chi fossero o cosa le avesse portate a Whitechapel”.

Nessuno ha mai prestato attenzione a questo aspetto della vicenda. Mentre ancora oggi si “celebra” il brutale omicida, gli si dedicano libri, film, gadget, fumetti, cartoline, adesivi. Del resto è di indubbia efficacia la storia di un mostro che batte le strade di una Londra buia, e avvolta nella nebbia.

Nel corso dei secoli il cattivo si è trasformato nel protagonista: un personaggio malvagio, psicotico e misterioso, tanto arguto da sfuggire all’identificazione persino ai nostri giorni. Pur di addentrarci in un simile miracolo di perfidia abbiamo metaforicamente scavalcato i cadaveri delle vittime, e in alcuni casi li abbiamo persino presi a calci. Più il suo profilo cresce, più quelli delle vittime si riducono”…

Hallie Rubenhold- con questo imponente lavoro di documentazione, dalla scrittura appassionata ed avvincente come un romanzo- restituisce invece finalmente i nomi, i volti, le esistenze e la dignità alle vittime dell’assassino.

Scardinando la tesi secondo la quale Jack lo Squartatore uccideva le prostitute (infatti almeno tre di loro non lo erano di certo. Mentre la polizia non vide qualcosa che le accomunava: erano delle senzatetto).

L’insistenza sul fatto che Jack lo Squartatore uccidesse le prostitute rende la storia di una crudele serie di omicidi un po' meno indigesta. Proprio come nel XIX secolo, l’idea che le vittime fossero “solo prostitute” in qualche modo perpetua la convinzione che esistano donne buone e cattive; madonne e puttane. Suggerisce la permanenza di un modello ratificato di comportamento femminile e colei che se ne allontana merita di essere punita” .

Seguendo la storia di Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary capiamo quanto poco spazio di libertà avessero le donne. Era un’epoca in cui le donne non avevano voce, né diritti; qualunque lavoro avessero trovato era ad esclusivo sostegno della famiglia e non certo per procurare loro anche un appagamento personale. Alle giovani povere, anche se istruite, era negato il lavoro d’ufficio; si andava a servizio, alla mercè dei padroni, oppure in fabbrica. L’ordine sociale prevedeva che una donna senza un uomo fosse superflua. Che avesse mancato il suo destino. Di moglie e di madre. La donna sposata era proprietà del marito. Di lei, lui possedeva tutto: il suo corpo, i suoi averi, le sue entrate, i suoi gioielli.

Per questo “soltanto riportando queste donne in vita possiamo ridurre al silenzio lo Squartatore e ciò che rappresenta…i valori vigenti nel 1888, che insegnano alle donne che valgono meno e che perciò possono essere disonorate e violate…Le vittime di Jack lo Squartatore non sono mai state “solo prostitute”. Erano figlie, mogli, madri, sorelle e amanti. Erano donne. Erano esseri umani.”

Le cinque donne ha vinto il Premio Baillie Gifford per la non fiction.

 

Le cinque donne, di Hallie Rubenhold, traduzione di Simona Fefè, Neri Pozza editore, pp.372, €19,00

 

Direttore Responsabile: Antonio Savino

Editore: Ass. Officinia Italia - Potenza

Direttore Editoriale: Luigi Triani

Telefono: 0971 1949636

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