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Le sorelle Bunner

Pubblicato: Lunedì, 27 Settembre 2021

di Federica Pergola

Certe volte il mercato editoriale ci regale delle perle dimenticate.

E’ uscito in agosto, per la Elliot Edizioni, nella traduzione di Chiara Fioravanti, Le sorelle Bunner di Edith Wharton, prima donna a vincere il Premio Pulitzer (nel 1921) con il celebre, magnifico, struggente romanzo L’età dell’innocenza.

Allieva e amica di Henry James, la Wharton nei suoi lavori è attenta a costruire delle storie avvincenti e appassionanti, ricche di personaggi modernissimi, dove sono soprattutto le donne ad attraversare l’esistenza cercando un proprio modo di aderire alle convenzioni sociali (o di lottare contro di esse).

Nei giorni in cui il traffico di new York scorreva al ritmo delle fiacche vetture”, un piccolo negozio, con un’unica vetrina, “era ben noto ed apprezzato dalla popolazione femminile del quartiere di Stuyvesant Square”.

L’insegna, in oro su sfondo nero, diceva solo: “Sorelle Bunner”, le quali signorine si mantenevano vendendo fiori artificiali e oggetti cuciti e ricamati a mano.

E’ con pochi, precisi tratti che Edith Wharton ci immerge in questa storia, in quel tempo e quel luogo in cui Ann Eliza ed Evelina Bunner trascorrono la loro esistenza.

Era un esercizio molto piccolo, ubicato in un seminterrato malridotto, su una strada laterale già votata al declino” (…) “Le tre case rispecchiavano appieno la natura generale della strada, che, estendendosi verso est, passava rapidamente dalla trascuratezza allo squallore, con una frequenza sempre maggiore di insegne sporgenti e porte a vento che si aprivano e chiudevano adagio al tocco di uomini dal naso rosso e ragazzine pallide con in mano brocche rotte”.

E’ una vita monotona, la loro, sempre uguale, scandita dall’assenza di eventi, con le sole, rassicuranti certezze della ripetizione. Lavoro. Mercato. Consegne. Il tè a fine giornata vicino alla lampada da cucito.

Finché Ann Eliza decide di regalare ad Evelina, per il suo compleanno, un orologio. Questo semplice gesto scatenerà una serie di avvenimenti fino a poco prima inimmaginabili. Ma quella che sembra essere una semplice storia romantica (Ann Eliza è attratta dall’uomo che le ha venduto l’orologio e cerca ogni scusa per rivederlo…) si trasforma man mano in qualcosa di più complesso ed inquietante.

Mentre- sotto il suo sguardo acuto, a tratti spietato, a volte tenero, spesso ironico- la Wharton sembra avvertire le donne: perché credere che ciò che si conviene sia l’unica scelta possibile? Perché pensare che una donna senza un uomo non sia del tutto a posto? Perché barattare la propria indipendenza in cambio del “nome dolcissimo di moglie”? E’ davvero necessario il matrimonio per raggiungere la felicità?

Concentrandosi sulla condizione femminile e introducendo temi modernissimi per l’epoca, la Wharton costruisce pagine ai limiti del comico quando descrive l’”eroe” di questa piccola storia:

“-Bene- disse il signor Ramy. Le sue labbra si dischiusero in un sorriso che mostrò una fila di denti giallastri con uno o due buchi qua e là, ma ciononostante Ann Eliza lo trovò estremamente piacevole

e colme invece di tenerezza e simpatia quando ci racconta il vuoto che emerge nelle vite delle due donne:

Intollerabilmente monotona sembrava ora la routine del negozio, lunghe e incolori parevano le serate intorno alla lampada, vuoti i soliti scambi di parole con il noioso accompagnamento della macchina da cucire e dell’orlatrice”.

Altro non dico, perché la narrazione muta offrendo colpi di scena da scoprire leggendo. Ma: attenzione agli oggetti! Qui c’è un orologio, che con il suo ticchettio è il leit motiv sonoro della storia, e insieme metafora del tempo inesorabile. E poi la casa, che è anche negozio, che era un rifugio e si trasforma in qualcosa di freddo e sconosciuto, quando si rimane soli.

Nel nuovo silenzio che la circondava, i muri e i mobili trovarono voce, terrorizzandola al crepuscolo e nel cuore della notte con strani sospiri e sussurri misteriosi”.

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Le sorelle Bunner di Edith Wharton, traduzione di Chiara Fioravanti, elliot edizioni, pp.115, €14,50

 

 

Direttore Responsabile: Antonio Savino

Editore: Ass. Officinia Italia - Potenza

Direttore Editoriale: Luigi Triani

Telefono: 0971 1949636

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